Carlo voleva vendere casa ma ha perso 20.000 euro per non aver valutato in maniera adeguata se il suo bagno abusivo era sanabile


E’ la somma che Carlo ha perso firmando un contratto preliminare con un acquirente, senza essersi prima accertato della documentazione relativa al proprio immobile pensando, come tanti , che le carte fossero tutte a posto … io l’ho comprata così diceva !

Sono sicuro che ti è capitato di sentire notizie come questa ma, trattando da trent’anni la vendita di case, entro in contatto molto spesso con persone frustrate perché non riescono a mantenere gli impegni presi contrattualmente a causa di problematiche relative all’immobile di natura urbanistica e per colpa della loro inesperienza o superficialità.

Carlo - ma non solo lui - come tante persone per voler risparmiare il pagamento dell’agenzia o per la sufficienza alla quale si approcciano alla compravendita, non ha effettuato le dovute verifiche pur di stipulare velocemente un preliminare ( l’acquirente non devo farmelo scappare!) e incassare la caparra. In questa maniera si lasciano sul tavolo migliaia di euro quando le proprie case presentano degli abusi edilizi gravi ed insanabili.

Carlo avrebbe potuto dirsi fortunato se avesse incontrato dall’altra parte un acquirente disposto a riprendersi solo la caparra senza chiedergli il doppio della stessa … ma così non è andata.

L’acquirente ha preteso oltre al doppio della caparra confirmatoria anche i danni legati al disguido che Carlo ha procurato.

Come previsto dalla legge, l’acquirente prende quello che gli spetta in questi casi, ed il buon Carlo si è ritrovato a lasciare per strada diversi anni di sacrifici fatti, per colpa della sua superficialità.

Le verifiche ipotecarie e catastali, ma soprattutto urbanistiche, sulla propria abitazione sono, infatti, la prima cosa che il nostro Carlo avrebbe dovuto fare .

Mi spiego meglio … Carlo , è un proprietario di una appartamento a Melzo

Mi ha chiamato arrabbiato e deluso con se stesso pregandomi di aiutarlo perché si ritrovava in una situazione critica dopo che, da solo , aveva trovato un acquirente per la vendita del suo immobile.

Mi spiega di aver scoperto il fatto che il suo bel bagno ricavato nel sottotetto collegato all’abitazione era abusivo, e che quindi avrebbe dovuto essere sanato. Ma era insanabile e questo l’ha scoperto solo dopo aver già firmato il compromesso preparato da suo cugino (che di professione fa il commercialista ) e incassato 10.000 euro di caparra.

Come ha fatto a scoprirlo? Il perito della banca per la concessione del mutuo agli acquirenti lo ha individuato subito!

Il tutto è peggiorato quando il tecnico incaricato in fretta e furia per la regolarizzazione del bagno ha comunicato a Carlo che l’abuso era praticamente insanabile perché il piano di governo del territorio a Melzo preclude la possibilità di sanare questo tipo di abuso.

Come se non bastasse anche le altezze del del sottotetto ed alcuni lucernari era completamenti difformi da quelli autorizzati e non coincidevano con il progetto presentato in Comune.

Tutto questo ha fatto sì che la parte acquirente non ne volesse più sapere di acquistare e - incaricato un legale - ha potuto chiedere il doppio della caparra e anche i danni .

Carlo ha perso il doppio della caparra, quindi 20.000 euro, così come previsto dalla legge oltre il maggior danno .

A nessuno piace perdere dei soldi, soprattutto quando questi sono frutto di anni di sacrifici come nel caso di Carlo.

Cosa sarebbe successo , invece, se si fosse affidato a un’agenzia immobiliare professionale ?L'agenzia avrebbe chiesto come compenso provvigionale all'incirca 3500 euro , ma senza dubbio lo avrebbe tutelato nella transazione .


Scritto da: Emilio Marussich

16-06-2020




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